«Dolcezza, delicatezza e allegria.»
Sono le tre parole che Michele e Costanza scelgono quando chiedo loro di descrivere il matrimonio che desiderano. Ci incontriamo per la prima volta a febbraio e la data delle nozze è già vicina: si sposeranno il primo luglio. La cerimonia sarà in Vaticano, mentre per il ricevimento hanno scelto una dimora storica nei Castelli Romani, immersa tra ulivi e vigneti.
Durante quel primo incontro, però, Michele e Costanza mi raccontano soprattutto come vogliono vivere il loro matrimonio. Desiderano una giornata semplice, naturale e gioiosa, senza togliere importanza alla solennità di ciò che stanno facendo. E insieme alle tre parole che hanno scelto aggiungono un desiderio molto concreto: non vogliono trascorrere il pomeriggio lontani dai loro ospiti per fare fotografie, ma arrivare al ricevimento, stare con le persone care e condividere con loro il tempo di quella giornata.
Non mi parlano di colori, non mi mostrano un’immagine da riprodurre e non hanno un tema da sviluppare. Mi raccontano ciò che per loro conta davvero. Ed è da lì che cominciamo
1. Un cartoncino color gesso, il verde e un tralcio di vite
Il verde salvia per tutti i nastri, l’astuccio della partecipazione e altri dettagli
Quando iniziamo a lavorare alle partecipazioni, sul tavolo ci sono le cose che Michele e Costanza mi hanno raccontato e il luogo che hanno scelto per accogliere i loro ospiti. Cominciamo a valutare materiali e colori e, poco alla volta, alcune possibilità ci sembrano più vicine a loro di altre.
Scegliamo un cartoncino naturale color gesso e il verde salvia per l’astuccio delle partecipazioni. Per chiuderle pensiamo a un nastro verde salvia in doppio raso e alla ceralacca con le loro iniziali. La tenuta è circondata dai vigneti e produce il proprio vino, così cominciamo a lavorare su un tralcio di vite che possa entrare nella grafica.
Da quel momento inizia un confronto molto attento. Valutiamo il tralcio, lavoriamo sull’impaginazione, torniamo sui dettagli e facciamo tante modifiche. Michele e Costanza osservano tutto e non si accontentano della prima soluzione. Si sono rivelati più maniacali di me, che è tutto dire.
Ma è proprio attraverso questi passaggi che la partecipazione comincia a diventare esattamente la loro.
2. Quando Michele e Costanza prendono in mano la loro partecipazione
Partecipazione con astuccio doppia tasca color verde salvia, chiuso da un nastrino in raso e sigillo in ceralacca
A un certo punto il file è pronto, ma prima di procedere con la stampa definitiva preparo una prova. Fino a quel momento abbiamo osservato ogni dettaglio sullo schermo; ora Michele e Costanza possono finalmente prendere in mano la partecipazione, toccare la carta, vedere realmente i colori e controllare le proporzioni dell’insieme.
Ci sono l’invito su cartoncino gesso, l’astuccio verde salvia, il nastro, la ceralacca con le iniziali e il tralcio di vite sul quale abbiamo lavorato insieme. La guardiamo ancora, controlliamo il risultato e arriviamo alla versione definitiva.
Stampo i cartoncini con le informazioni dedicate alla cerimonia e al ricevimento e quello con le indicazioni per il regalo. Vengono inseriti nell’astuccio, che chiudiamo con il nastro verde e la ceralacca incisa con le iniziali M e C. La confezione richiede tempo e pazienza, perché ogni elemento deve essere assemblato e rifinito uno alla volta.
Quando Michele e Costanza vengono a ritirare le partecipazioni, sono raggianti: il primo pezzo del loro matrimonio è pronto per lasciare il laboratorio e arrivare nelle mani degli ospiti
3. Il tralcio di vite ritorna il giorno della cerimonia
Il libretto della cerimonia
Dopo le partecipazioni iniziamo a lavorare ai libretti per la cerimonia. Per Michele e Costanza quello è il momento più solenne e importante della giornata, così all’interno, insieme al testo della celebrazione e alle letture che hanno scelto, inseriamo anche un ringraziamento rivolto alle persone che saranno lì con loro.
Per la copertina riprendiamo il cartoncino color gesso, mentre le pagine interne sono più leggere. Tornano il verde salvia, i caratteri tipografici e il tralcio di vite della partecipazione – che abbiamo schiarito un po’ per dargli maggiore eleganza; il nastro color oro vecchio completa il libretto.
Non abbiamo bisogno di cercare un’altra idea o di immaginare una grafica nuova. Quel tralcio che abbiamo scelto, modificato e osservato tante volte continua il suo percorso e arriva nelle mani degli ospiti anche durante la cerimonia, in un coordinato diverso e pensato per un momento particolarmente importante per Michele e Costanza.
4. Alla villa c’è un cerchio di fiori da riempire con i nomi degli ospiti
Il tableau realizzato con fiori freschi, nastri e una struttura circolare che tiene i cartoncini appesi
Per il ricevimento Michele e Costanza scelgono quattro grandi tavoli imperiali e un tableau realizzato con una struttura circolare floreale. All’interno del cerchio devono trovare posto gli elementi con i nomi degli invitati, ma la struttura sarà collocata all’esterno e la tenuta si trova in collina, dove la sera c’è vento.
Il cartoncino che abbiamo utilizzato per le partecipazioni e per i libretti, questa volta, non è la soluzione adatta. Gli elementi devono rimanere esposti per diverse ore senza piegarsi o rovinarsi, così li realizzo su un supporto opaco più resistente che simula la texture del cartoncino, pratico i fori necessari e inserisco i nastri che permettono di fissarli all’interno del cerchio floreale.
Quando gli ospiti arrivano alla villa, il tableau è lì ad accoglierli e ad aiutarli a trovare il proprio tavolo. Non assomiglia alle partecipazioni e non potrebbe farlo: ha dimensioni, materiali e una funzione completamente diversi. Eppure il verde, la grafica e le scelte fatte nei mesi precedenti sono ancora presenti.
5. Quaranta persone allo stesso tavolo e un posto da trovare
A tavola menù, segnaposto con nome e allestimento floreale riprendono stile e colori del matrimonio
I quattro tavoli imperiali accolgono circa quaranta persone ciascuno. Quando cominciamo a ragionare sui segnaposto, quindi, non dobbiamo pensare soltanto a ciò che starà bene sulla tavola, ma anche a ciò che accadrà quando gli ospiti arriveranno e cercheranno il posto in cui sedersi.
Facciamo delle prove e valutiamo soluzioni diverse prima di scegliere quella definitiva. I segnaposto devono dialogare con gli altri elementi presenti sulla tavola e con il progetto costruito fino a quel momento, ma soprattutto devono permettere a ogni invitato di individuare facilmente il proprio posto.
Anche questa scelta entra così nel matrimonio di Michele e Costanza partendo da ciò che succederà realmente durante il ricevimento: quattro lunghi tavoli, molte persone che arrivano insieme e la necessità di accompagnarle senza creare confusione.
Alla fine arriviamo alla soluzione necessaria giusta: ogni segnaposto deve riportare il nome di battesimo dell’invitato. Con circa quaranta persone sedute allo stesso tavolo, lasciare che ciascuno scelga liberamente dove accomodarsi rischierebbe di creare confusione proprio nel momento in cui gli ospiti arrivano a tavola.
Così, quando prendono posto, ognuno trova il proprio nome ad aspettarlo. Un piccolo elemento preparato per una persona precisa, che permette agli ospiti di accomodarsi facilmente e a Michele e Costanza di accoglierli con la stessa attenzione con cui, fin dal primo incontro, avevano immaginato di vivere il loro matrimonio insieme alle persone care.
6. Gli ospiti incontrano il matrimonio di Michele e Costanza un momento alla volta
Le bottiglie di vino personalizzate con un’etichetta, un sacchetto in lino e un tag con una frase sull’amicizia per ringraziare tutte le persone care
Gli invitati non partecipano ai nostri incontri, non vedono le prove e non sanno quante volte abbiamo guardato un dettaglio prima di decidere che fosse quello giusto. Non conoscono il tempo trascorso a scegliere il tralcio di vite, a controllare l’impaginazione delle partecipazioni o a trovare i fiori e un materiale adatto per il tableau esposto al vento.
Prima del matrimonio ricevono la partecipazione. Il giorno delle nozze entrano in Vaticano e hanno tra le mani il libretto della cerimonia. Arrivano alla villa, incontrano il tableau, cercano il proprio nome e poi si siedono ai lunghi tavoli imperiali. Alla fine ricevono la bottiglia di vino con il sacchetto in lino e le iniziali di Michele e Costanza.
Un momento dopo l’altro ritrovano il verde della tenuta, il tralcio di vite, i materiali naturali, le iniziali degli sposi e l’attenzione dedicata alle persone con cui hanno scelto di condividere quella giornata. Ogni elemento è diverso dal precedente, perché deve fare qualcosa di diverso, ma ciò che Michele e Costanza mi avevano raccontato durante il nostro primo incontro continua a tornare in ogni passaggio. E a raccontare qualcosa di loro.
Michele, Carolina e Costanza
7. Il libro di nozze
Michele e Costanza sorridono sfogliando il loro libro di nozze
Il matrimonio è passato, gli ospiti sono tornati a casa con la loro bottiglia di vino e per Michele e Costanza è iniziato un nuovo anno, questa volta da marito e moglie.
Ci rivediamo in occasione del loro primo anniversario di matrimonio, quando tornano in laboratorio per ritirare il Libro di Nozze. È passato un anno da quel primo di luglio e molto di più dal nostro primo incontro, quando sul tavolo non c’erano ancora partecipazioni, libretti, tableau o bomboniere, ma soltanto le loro parole, i desideri e le prime indicazioni da cui avevamo cominciato a lavorare.
Ora quel percorso è concluso e Michele e Costanza possono portare a casa il libro che lo custodisce. Dentro c’è la loro storia, dal momento del primo incontro ancora al liceo, il progetto che, un incontro dopo l’altro, ha accompagnato il loro matrimonio e gli aneddoti della giornata delle nozze. Per non dimenticare neanche un dettaglio di quello che hanno vissuto insieme.
È l’ultimo momento del nostro percorso insieme e arriva un anno dopo le nozze, quando la giornata del matrimonio è ormai diventata un ricordo da conservare e rileggere nel tempo.
Ricapitolando: tutto è cominciato da tre semplici parole
Allora non esistevano ancora l’astuccio verde salvia, il tralcio di vite, i libretti della cerimonia, il tableau appeso al cerchio floreale o la bottiglia di vino con le loro iniziali. C’erano Michele e Costanza, il desiderio di vivere il matrimonio con semplicità senza rinunciare all’importanza di quel momento, una dimora storica tra ulivi e vigneti e le persone care con cui volevano trascorrere più tempo possibile.
Poi sono arrivati gli incontri, le prove e i dettagli sui quali siamo tornati più di una volta. Il tralcio di vite è entrato nelle partecipazioni e poi nei libretti della cerimonia; per il tableau abbiamo scelto un materiale capace di resistere all’esterno; i lunghi tavoli imperiali ci hanno portato a inserire il nome di ogni invitato sui segnaposto; il vino prodotto dai vigneti della tenuta è diventato il dono da lasciare agli ospiti, accompagnato dal lino, dai nastri e dalle iniziali di Michele e Costanza.
Un coordinato dopo l’altro, le cose che mi avevano raccontato durante il primo incontro hanno preso forma e sono arrivate agli ospiti in momenti diversi, dalla partecipazione ricevuta prima delle nozze fino alla bomboniera portata a casa alla fine della giornata.
Un anno dopo, quel percorso torna nelle mani di Michele e Costanza attraverso il loro Libro di Nozze.
E guardando da dove siamo partiti e tutto ciò che è arrivato dopo, quelle tre parole non sono segni sterili rimasti scritti su un questionario.
Avevano preso forma e vita, emozionando tutti quanti.











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